Dopo aver abitato in una casa di paglia oggi, grazie alla latteria, questa famiglia vive in una di mattoni
L'isolamento, la mancanza di infrastrutture e la penuria di servizi di base (educazione, sanità, ecc) rendono particolarmente dure le condizioni di vita della popolazione rurale del Distretto, la cui economia è basata essenzialmente su di un'agricoltura di semi-sussistenza, capace di garantire scarsi ed irregolari surplus di produzione, disponibili solo in certi periodi dell'anno (stagione delle piogge). Il 78% della popolazione è impiegata in agricoltura (settore che rappresenta il 45% del PIL della Tanzania), con la produzione di colture sia di sussistenza che commerciali (patate, pomodori, mais, fagioli, cavoli, pere, avocadi e caffé), che attirano mediatori commerciali dalle principali città della Tanzania, ma anche dai Paesi confinanti.
Le tecniche di post-raccolto sono praticamente inesistenti, per cui la stessa sicurezza alimentare del nucleo familiare, oltre che il potenziale di contrattazione con i mediatori commerciali, è ogni anno imprevedibile. La scarsa propensione agli investimenti in ambito agricolo da parte dei piccoli produttori è accentuata dalla difficoltà di accesso al credito, praticamente impossibile seguendo la via tradizionale delle banche. In un tale contesto diventa molto gravoso per le famiglie riuscire a soddisfare i propri bisogni elementari.
Chi risente di più di tali difficili condizioni di vita sono i bambini, la cui dieta risulta essere spesso inadeguata e la cui istruzione viene sovente sacrificata a favore di un precoce inserimento nel mondo del lavoro, al fine di garantire un'entrata aggiuntiva al bilancio familiare.